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BEAUTY NEWS

Dalla cheratina alla laminazione, passando per le extension e la permanente: i trattamenti per avere ciglia lunghe, folte e voluminose sono sempre più al centro dell'attenzione per valorizzare lo sguardo in modo più o meno naturale a seconda della tecnica scelta. Ecco tutto quello che devi sapere sui trattamenti di bellezza dedicati alle ciglia.Continua a leggere

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I mesi invernali sono i più indicati per occuparsi del body contouring e non farsi cogliere impreparati da outfit primaverili, con tanto di gambe in bella vista. Se il problema è il grasso localizzato nelle culotte de cheval, nell’interno coscia o maniglie dell'amore, Coolsculpting rimane una delle tecniche più accreditate, non invasive e che permette di riprende la normale attività subito dopo, senza problemi. Non a caso l’apparecchio è certificato Food and Drug Administration e negli States è da anni una pietra miliare nella strategia anti-cellulite & Co. 

Pare l’abbiano provata Kim Kardashan, Christina Aguilera, Miranda Kerr e in Italia Laura Chiatti. Si avvale di un sistema di raffreddamento localizzato controllato che colpisce il grasso sottocutaneo o localizzato, senza intaccare la pelle circostante. “Le cellule adipose di interno coscia, maniglie dell'amore & co. vengono cristallizzate ed eliminate in modo naturale dall’organismo”, spiega Carmela Pisano, medico specializzato in medicina estetica, endocrinologia e fisiopatologia endocrina, che esegue il trattamento a Roma. 

“Lo specialista prima visita il paziente, poi decide dove posizionare, a seconda delle esigenze, i manipoli: si può intervenire anche in quindici zone nello stesso momento”. Durante la seduta si avverte un po’ di pizzicore: non è doloroso, nonostante ci siano alcuni punti più fastidiosi, come per esempio l’addome, dove il device svolge un’azione di “risucchio”. 

“La metodica dura in media un’ora-un’ora e mezzo”, continua la dottoressa. “Ci sono alcuni pazienti che intanto lavorano al computer o guardano un film. I risultati si notano già dalla prima seduta, ma raggiungono il massimo dopo circa un paio di mesi. La sensazione di freddo e di bruciore si può avvertire per una ventina di giorni, ma è assolutamente sopportabile: al limite la paziente può calmarla mettendo la boule dell’acqua calda per dieci minuti”. 

Insomma, ottima performance con minimo sforzo, poco fastidio. Anche perché, dopo il trattamento, il medico massaggia le parti interessate così da riscaldarle: allo stesso modo, durante la visita iniziale fotografa dove ritiene procedere per monitare il miglioramento del difetto. 

“È importante  prescrivere CoolSculpting solo quando si tratta di grasso localizzato anche ostinato, ma non per problemi di peso o di obesità diffusa”, prosegue Carmela Pisano. “Magari si può suggerire una dieta, fissare un’altra visita, analizzare la situazione e decidere se si può intervenire”. 

Infatti la metodica non sostituisce un’alimentazione sana o l’attività fisica, nonostante entrambe siano consigliate per ottimizzare l’efficacia del macchinario e, in ogni caso, per uno stile di vita equilibrato valido per tutti. “Anzi, il vantaggio di questa tecnica è proprio quella di eliminare i depositi adiposi che spesso sono impossibili da debellare in altre maniere”, precisa Pisano. “Senza bisturi, solo con una tecnologia frozen, testata da anni e di altissima qualità”.



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Tra le borse moda 2020 da conoscere, vi sono quelle disegnate dalla creativa Caroline de Marchi.

Cosmopolita, istintiva, anticonvenzionale. Viaggiatrice fin da bambina, affascinata dai luoghi che ha visitato e in cui ha vissuto. Caroline De Marchi, designer del marchio di borse omonimo, è nata in Belgio, ma è cresciuta in Francia, tra Parigi e la Normandia, ha vissuto in Egitto e in Brasile e torna spesso in Italia, Paese in cui “la bellezza è dappertutto”, dice, e le cui donne “sono le più originali e femminili”.

MAELLE SALIOU

L’infanzia di Caroline ha alimentato il suo immaginario, la passione per la bellezza e per l’eleganza, in seguito anche per la pelletteria di alta gamma, di cui oggi è raffinata creatrice. “La mia passione per la pelle proviene dagli anni in cui andavo a cavallo. In seguito ho avuto la fortuna di vivere a Parigi durante gli anni 80 e di lavorare per lo stilista Emmanuel Ungaro. Fra i ricordi più “eleganti” di Caroline adolescente, le estati passate a Saint Jean Cap Ferrat. “Ancora ricordo che al Maona di Monte Carlo i cocktail erano coordinati ai vestiti delle signore…” racconta la stilista.

Una decina di anni fa Caroline ha scoperto il distretto conciario di Santa Croce, vicino a Firenze. “È stato un vero e proprio choc estetico. E avendo la fortuna di vivere in Italia per parte dell'anno, ho deciso di imparare il mestiere a Santa Croce, e ho finito per lanciare il mio marchio, Caroline De Marchi, nel 2012”. E la borsa è la protagonista assoluta, e l’oggetto che più ama. “È il mio accessorio preferito, l’unico oggetto che possa trascendere i confini, le mode e le epoche”. 

E tutte le sue borse portano la “traccia” dei tanti viaggi, delle ispirazioni e dei ricordi. “Dell’Egitto, dove ho vissuto per cinque anni, amo la luce cosi particolare, i colori fiammeggianti e la geometria degli spazi. La forma piramidale è diventata una sorta di leitmotiv nel mio processo creativo, è la fonte di tutte le forme delle mie borse. Del Brasile mi piacciono i materiali, il legno, la sensualità, la generosità e il sorriso dei brasiliani”.

E la collezione PE20 “viaggia” invece nel continente africano, in Namibia. “I colori fulvi dei paesaggi, le tonalità di terra bruciata, le pianure lunari mi fanno sognare. Mi sono ispirata alla trionfante natura africana, protagonista in ogni dettaglio: una stampa zebrata, una rafia intrecciata, i dettagli in legno”. Una collezione che per Caroline esprime il legame delicato - spesso dimenticato - che ci lega alla Terra, è una dichiarazione alla bellezza della natura. Una parte importante della collezione è stata la collaborazione con l’artista Aurélien Raynaud, da cui è nato il disegno del maestoso ghepardo, riprodotto in ricami di cotone su un materiale alternativo alla pelle. 

Per Caroline la scelta dei materiali è fondamentale, soprattutto per un luxury brand come il suo. “Sono consapevole che il lusso non ha più lo stesso significato oggi, e mi sembra necessario dare sempre più spazio ai materiali alternativi ed ecologici che mescolo con il tweed, il cachemire e altri materiali”. Come il legno, che è diventato, nel tempo, una vera signature, in particolare quello di jacaranda, che evoca i mobili di design di Oscar Niemeyer. Tutti i tessuti vengono dall’Italia o dalla Spagna, e le borse vengono prodotte esclusivamente in un atelier vicino a Bergamo, da una famiglia di artigiani appassionati che utilizzano tecniche tradizionali trasmesse da una generazione all’altra. Ogni stagione mi piace sostenere un artigianato locale. Per l’estate 2020, ho scelto i ricami di perle Maasai, protagonisti delle tracolle intercambiabili”.

Se i materiali e le ispirazioni vengono da ogni angolo del mondo, e rappresentano lo spirito nomade della designer, Parigi resta al centro del progetto Caroline De Marchi, negli spazi di una boutique speciale, nel cuore di rue Saint Honoré. “Abbiamo scelto di ricreare l’intimità di un salone privato per accogliere le clienti in modo diverso dal solito, in una location tipicamente parigina, nel cuore di una corte privata”. Clienti affezionate che non sono, però, solo donne: Caroline ha disegnato anche una mini linea uomo, che non resterà un caso isolato. “È solo l’inizio! Tanti uomini portavano già alcune delle mie borse, come la Kali: era logico per me creare per loro una collezione dedicata, ci sto lavorando in questo momento”.

In tutte le sue declinazioni, le borse moda 2020 di Caroline De Marchi sono uniche, “Perché non ho mai seguito le mode”, spiega la stilista, “solo il mio istinto, e ho creato il mio stile. E ogni donna può trovare l’oggetto che corrisponde al meglio alla sua personalità. La sua borsa è parte di lei, contiene la sua vita e riflette il suo carattere”.



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Si è parlato molto di chi “non ha sfilato” questa stagione alla New York Fashion Week, ma noi ci vogliamo concentrare su chi, invece, era presente. Forse questo ha dato ai brand emergenti e giovani l’opportunità di farsi notare. Dopo la prima parte della nostra recensione dei talenti emergenti della New York Fashion Week per l’autunno inverno 2020 2021, proseguiamo con il secondo gruppo di designer: AreaMVRChristopher John RogersWiederhoeftPuppets and Puppets e Just In XX.

Area

Beckett Fogg e Piotrek Panszczyk, i designer di Area, il brand di New York di cui tutti parlano, hanno presentato una delle sfilate più acclamate di questa stagione. Noti per la loro rivisitazione moderna del glamour, questa stagione i due hanno giocato con morbide forme architetturali, oltre a inserire un po’ ovunque i loro amatissimi strass di Swarovski. C’erano anche maglioni chunky, pelle plissé, scolli a cuore e completi pied de poule. Questa stagione ha visto anche il debutto della collaborazione con The Africa Center (che ha ospitato la sfilata) nell’Upper East Side, iniziativa a supporto dell’istituto culturale multidisciplinare. Una collaborazione del tutto naturale, viste le origini dei designer, e che “nasce dall’idea della condivisione del sapere e della bellezza attraverso il lavoro artigianale, una forma importantissima di produzione culturale e commerciale in Africa.” Area ha utilizzato le tecniche più svariate, come drappeggi,  crochet, saldatura, scultura, stampa e tessitura: vere opere d’arte da indossare. - RG

MVR

Alla presentazione collettiva dell’Oxford Fashion Studio, il brand messicano MVR della stilista e designer tessile Mafer Velasco ha portato in passerella il suo lavoro tessile artigianale e la sua storia. La collezione Waitomo era incentrata sull’idea di un “luogo utopistico, le Waitomo Glowworm Cave, in Nuova Zelanda.” Attraverso una ricerca meticolosa, Velasco ha ideato nuove texture ispirandosi a questo stupefacente fenomeno naturale, e al risultato della sua sperimentazione con i tessuti ha unito la sua particolare abilità nel mescolare i colori. Le silhouette per l’autunno inverno 2020 2021 sono ispirate alla cultura hip hop degli anni '80, declinate in colori vivaci come blu, rosa e viola. – VL

Christopher John Rogers

Non c’è dubbio che la sfilata del 26enne Christopher John Rogers che di recente ha vinto il CFDA/ Vogue Fashion Fund, sia stata la più attesa della stagione. Molte cose sono successe nella vita del designer, nato in Louisiana ed ex studente del Savannah College of Art and Design, nell’ultimo anno e mezzo. Poco meno di due anni fa avevamo assistito al debutto di Rogers, che lui aveva allestito con un budget risicato e in uno spazio grande quanto un armadio a Chinatown, con giornali sparpagliati sul pavimento. Alla sua quarta collezione, Rogers si è già aggiudicato uno dei premi più prestigiosi per la moda in America, e di recente ha annunciato che la sua linea è una delle 4 griffe selezionate per il programma di mentorship Net-a-Porter Vanguard. Ma qual è il segreto della magia di Rogers, così amato dalla fashion industry (la sfilata era gremita, con centinaia di partecipanti e molti addetti al lavori importanti)? In realtà dobbiamo ancora scoprirlo, ma quello che sappiamo per certo è che è riuscito a creare un mondo fantastico con le sue voluminose creazioni, declinate in spettacolari nuance arcobaleno. Rogers dice di essersi ispirato osservando le persone che vanno in chiesa vestite in modo elegantissimo. E in questo momento di subbugli politici, global warming e diffusione incontrollata di virus, Rogers ci ha regalato quella magia che il mondo della moda desiderava disperatamente.  – RG

 Wiederhoeft

Il designer emergente Jackson Wiederhoeft ha presentato una collezione per l’autunno inverno 2020 2021 intima e fiabesca. Per la sua prima presentazione ufficiale alla New York Fashion Week, Wiederhoeft ha invitato il pubblico nel suo mondo, nel suo immaginario “pauroso”, condividendo anche la sua passione per il teatro e per la danza. La collezione di questa stagione si intitola The Music Box, ed è incentrata su forze diametralmente opposte: luce e buio, morbido e duro, elegante e grintoso. Nel corso della presentazione, una giovane ballerina danza al centro di uno spazio ristretto su musiche che passano continuamente da gradevoli melodie a ritmi aggressivi. Per creare un'illusione fantastica e l’effetto del contrasto, Wiederhoeft ha inserito nelle sue creazioni maniche esagerate, corpetti di pizzo, calzamaglie e tutù in tulle, fra gli elementi focali della collezione. Ci sono anche dettagli eleganti come le piume di struzzo, paillette e ricami elaborati. – VL

Puppets and Puppets

I designer di Puppets and Puppets  Carly Mark e Ayla Argentina, hanno presentato la loro terza collezione che rende omaggio al disegnatore di cartoni animati francese Jean Giraud, meglio conosciuto come Moebius, che ha collaborato a molti importanti libri di fantascienza. Mark e Argentina hanno presentato una stravagante collezione di abiti che sembravano costumi più che outfit street. “Amo la fantascienza, che fa ancora parte di un mondo immaginario, cosa che apprezziamo moltissimo. Sapevamo di voler creare capi che fossero più simili a dei costumi di scena per questa stagione”, ci spiega Mark nel backstage. I due hanno dimezzato il numero di capi rispetto alla scorsa stagione per poter “fare le cose nel dettaglio, e meglio.” Anche i modelli e le modelle, in realtà un gruppo di amici creativi molto cool, hanno giocato un ruolo importante nel processo creativo, come ci ha spiegato Mark: “subito dopo la scorsa fashion week abbiamo contattato i nostri ‘modelli’, abbiamo mostrato loro la nostra mood board e il tema della collezione, e gli abbiamo detto: scegliete chi vi rappresenta meglio fra tutti questi personaggi.” “Abbiamo adattato ogni abito al suo modello, è da ottobre che ci lavoriamo”, ha aggiunto Argentina, “ed è stato un atto d’amore, e un vero viaggio.” - RG

Just In XX

Just In XX fondato dal designer taiwanese Justin Yu-Ying Chou, è tornato per la seconda stagione alla New York Fashion Week. La sua ultima collezione, che Chou ha chiamato Double Imprint rende omaggio all’artista contemporaneo di Shanghai Tsong Pu, le cui opere sono universalmente riconosciute per l’originale disegno a griglia: quello che a prima vista sembra un pattern rigidamente definito, a un esame più attento è invece composto da piccoli quadrati. Chou per i capi della sua ultima collezione ha utilizzato stampe digitali e jacquard 3D. Quella che sembra essere una collezione minimalista, modellata su un guardaroba classico, è invece una rivisitazione totalmente nuova, se esaminata più attentamente. Fra i capi di spicco, lunghi cappotti asimmetrici, blazer, giacche con tasche realizzate in PVC, metallo e lana. Inoltre, Just In XX ha collaborato con il brand americano di gioielli Fovea Jewelry. E forse un’altra caratteristica della sfilata che vale la pena sottolineare è la scelta di Chou di utilizzare materiali upcycled, come le vecchie scarpe Nike di una sfilata precedente e ricostruite per creare delle Converse ibride. – VL

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SACHA by Alexis Pazoumian
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Entirely built on permafrost, Yakutsk is considered the coldest city in the world: located in the far north-east of Russia, here in winter the temperature drops to -60 ºC and in summer it reaches more than 30°. With such a temperature variation, it is fundamental to maintain the stability of the ground, otherwise the ice would melt and buildings, roads and everything is on the top of the ground would collapse in the literal sense of the term.

In addition to being a city with extreme climatic conditions, Yakutsk is also known as “the diamond hearth of Russia”, the place from which a quarter of the world’s diamonds of high-quality is extracted. That’s why the city is a very wealthy one and it attracts migrants from areas such as Armenia and Uzbekistan.

Alexis Pazoumian, a French-Armenian photographer and director based in Paris, driven by a family history but also by the curiosity to better understand how life is organised in such extreme conditions, decided to go there in order to capture in images the everyday life.  

After a period working as a French teacher, he discovered the existence of a reindeer herding community, the Evenes. Living at their side for several months, cut off from everything in the middle of nothing, Alexis met Sacha, a solitary man raising his herd of a thousand reindeer in search of freedom and total independence.

His experience in the north of Russia results now in a book called indeed “Sacha”, recounting the author’s journey from Yakutsk, along the infamous Gulag Trail, to his ultimate encounter with the man living alone in the middle of the Tundra.

Designed as a travel diary, the book guides us on a photographic odyssey across the far reaches of the world’s coldest region, Yakutia, providing a firsthand account of the climate crisis: Russia indeed is estimated to be warming up three times faster than the rest of the planet.

The book, edited by André Frère Editions, will be launched at Galerie Just Jaeckin on February 27th, 2020. For the occasion there will be also be an exhibition of the project (until 21st March).

Here our Q&A with the author, Alexis Pazoumian. How did you work on the book? I worked in collaboration with the graphic design studio Studio Fables and in particular with Paul-Henri Schaedelin who is specialized in typography. We had already collaborated together in the past for my first book “Faubourg Treme”. They are really talented, we started working on the book in May 2019. First of all we tried to find a link between the story of my project and the design in order to find elements of coherent design. For this project we have, for example, decided on a cover that takes on the colors of the furs of our main character Sacha. Also the typography of the title takes up the harshness of the climate and the character of Sacha, massive and imposing. Why did you decide to make a book? I prefer the book because I like to work on long-term projects and therefore it is difficult to detail such a long and ambitious project in an exhibition with few pictures. Indeed in “Sacha” there are 42 photos and 15 pages of texts, so I was able to really express myself to the maximum in order to transmit to the spectators the story as I saw it. But, as you know, the release of my books is always accompanied by an exhibition, I think it is important to see the photos in larger formats also. In your project images and text strongly related each other. Do you think that images can stand alone? Indeed in the center of the book there are 15 pages of texts on black paper written like a travel diary which represents my first trip in 2017. During my stay with Sacha I immediately described what I saw, so much what I lived by their side was special. I was convinced that it was necessary to include text to fully understand the situation, their life, my experience so that the spectators could identify themselves, immerse themselves in my story in order to realize the problems they are facing. Yes, these images could live without text but it would be really a shame and it was not my original intention. Documentary pictures is not static images that convey emotions like painting. For my part, you have to understand the context in order to immerse yourself in the story which allows you to better appreciate the photos. This is the story of a faraway place, geographically but also culturally distant from us. Why did you choose to travel far away and document an everyday life so different from yours? I have always loved traveling, discovering other populations. I am very curious by nature, so yes, actually I am attracted to remote areas. If Russia has always appealed to me, it’s no doubt because of my family history. My grandfather, Richard Jeranian, was a painter, and he was one of the first artists of his generation to go to Moscow in 1957, before exhibiting his work in Novosibirsk, Siberia, in 1980. Tales of his travels through this country that is as distant as it is strange filled my childhood, and stirred in me a desire to discover it for myself.  In the early 2000s, members of a distant branch of my family emigrated to Siberia to escape the misery that was affecting Armenia at the time. They settled in Yakutsk, like many other minorities, including the Kyrgyz and the Uzbek. Yakutia is a very rich region; the land is full of gold, oil and coal, and it’s also the world’s largest producer of diamonds.  Learning that I had family there, I naturally decided to go to Yakutsk. Now I'm interested in more personal topics personal in France, I’m developing two short films as well as a more personal photographic project in my country of origin Armenia. In your opinion, how will climate change affect the everyday life of people you met? Rising temperatures (4°C in the last forty years) have dramatic consequences for the lives of indigenous peoples and those of their animals. Nomadic herders don’t necessarily have all of the figures at their fingertips, but they are the first to observe these environmental changes. The fluctuation between frost and mild spells, snow and rain, can cause an impenetrable layer of ice to form on the ground for the hungry reindeer. Ice melt takes place much earlier in the spring and lasts much later into the fall. This in turn has forced herders to modify their ancient migration routes, as it’s difficult for the reindeer to move through the snowless taiga. Rising temperatures also affect the taiga’s vegetation, which is the reindeers’ only source of food. As a matter of fact, most nomadic tribes have seen their populations dwindle because of isolation and climate instability, which make working conditions increasingly difficult. Many herders would rather move to Yakutsk, where they can earn an honest living. For a disciple of nature like Sacha, living in the city would amount to heresy. For this lover of freedom, city life would be nothing short of a prison sentence. And it’s this city life that’s inevitably leading the world, his world, to ruin. Sacha is deeply attached to his ancient ways, perhaps the unwitting representative of an endangered world. Will there come a time when Sacha’s life and that of his reindeer will no longer be bearable? Will he be able to adapt to climate change for much longer? Over the course of his snow-covered odyssey through the Great North, Sacha attempts to find out who he really is. An age-old question, and undoubtedly the most difficult one to answer.  How do you conceive your role as a photographer? Being of Armenian origin, all my childhood I heard my grandparents tell me about the Armenian genocide. That their parents had to flee "old Armenia" from their country, a country to which they were attached and they had to start all over again, start from scratch, without money, without speaking the language. Today I am fortunate to have a double culture which brings me a lot of wealth. I think my story echoes with my subjects, I need to talk about injustices but also about communities. My work is oriented towards social documentaries, it is centered on communities living on the margins of society. What did you learn from this project? In such conditions, life is a never-ending struggle against the elements. Danger, Sacha’s intimate friend, is his most faithful companion. Fear of even the slightest injury is a reminder of the ubiquity of death, which won’t wait peacefully for old age, and remains ready to strike at any time. Sacha has acquired ancestral knowledge that allows him to live in this environment so hostile to man, which he knows how to tame. Yet he also bears witness to his own powerlessness in the face of the slow and inexorable transformation wrought by climate change.

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The book “Sacha”, edited by André Frère Editions, will be available in bookstores in France at the end of February and by pre-order on the publisher's website.



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di Liam Freeman

Per questa stagione, Marine Serre ha deciso di organizzare la sua sfilata presso Le Centquatre, un'ex impresa di pompe funebri nel diciannovesimo arrondissement di Parigi, trasformata in centro culturale polivalente. È la location perfetta per una stilista determinata a eliminare gli sprechi nel mondo della moda ridando vita ai materiali in disuso.

Marine Serre, vincitrice del premio LVMH 2017 per giovani designer, ha realizzato il 50% della sua collezione autunno inverno 2020 con indumenti riciclati. La collezione intitolata ‘Mind, Mélange, Motor’ è libera per ogni interpretazione possibile (“Non voglio dire alle persone ciò che penso,” afferma), ma trae ispirazione dalla serie di romanzi di fantascienza di Frank Herbert, Dune. Mélange, infatti, è il nome della droga immaginaria al centro del racconto indicata come “la spezia”, che rafforza la consapevolezza e allunga la vita.

La designer, che ha solo 28 anni, spiega a Vogue il suo piano per continuare a realizzare abiti che durino nel tempo e, a loro volta, in grado di renderci consumatori più consapevoli.

Marine Serre Collezione autunno inverno 2020 2021
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L’invito per la collezione autunno inverno 2020 è arrivato sotto forma di libretto in Carta d’Armenia (carta profumata che si brucia come l’incenso). Cosa si nasconde dietro questa scelta? “Per questa stagione abbiamo stretto una collaborazione con Carta d’Armenia, la uso sempre a casa. Quando ho iniziato a lavorare alla collezione pensavo a come appaiono le cose dopo che sono state bruciate e inaridite. Qualche giorno fa abbiamo rilasciato un video su Instagram per la collezione PE20 ‘Marée Noir’ e le scene - una donna che attraversa un paesaggio industriale con addosso un abito con cappuccio e si vedono eruzioni simil-vulcaniche attorno a lei - non sono altro che l’inizio della sfilata di Parigi per la collezione invernale 2020 ”.

In pratica stai annunciando la nuova stagione tramite il lavoro di quella passata? “Sì, mi piace che ci sia un filo conduttore in ogni cosa che faccio; per rendere tutto più fluido, spingermi oltre i limiti della creatività, riconsiderare le regole dettate dal mondo della moda e comunicare al meglio il mio lavoro. Altrimenti rischi solo di ripeterti – creare la collezione, mostrarla, realizzare la campagna pubblicitaria, e così via – senza mettere in discussione il tuo brand e l’industria in generale.”

É stata l’attualità – gli incendi nella foresta amazzonica e in Australia – a fornirti l’idea delle bruciature? “La notizia degli incendi è ovunque, è orribile, uso la moda per raccontare quello che accade nel mondo, anziché scappare dai problemi. L’idea per questa collezione era in evoluzione da tempo. Nel 2017 mi trovavo a Portland, in Oregon, quando scoppiò l’incendio. Ho guidato fin sopra le montagne e mi sono ritrovata circondata da una nube di fumo. “Alla fine del video che abbiamo realizzato, la protagonista spegne il fuoco magicamente, come una dea. L'ispirazione è anche storica, biblica: ricorda Mosè che attraversa il mar Rosso. Mi piace raccontare la realtà insieme ad elementi soprannaturali e di speranza. Il mondo è pieno di guai e siamo condannati all’oscurità, a meno che non facciamo qualcosa per cambiare le cose. La gente crede che io sia distopica, ma sono solamente realista; mi domando sempre come possiamo iniziare una conversazione? Cosa possiamo fare per evitare che questo accada ancora?”

Marine Serre Collezione autunno inverno 2020 2021
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Anche la tua stampa a mezzaluna ha segni di bruciature… “Abbiamo bruciato dei pezzi di carta e usato le foto per creare una stampa digitale. Le bruciature caratterizzano anche i jeans ‘bruciati’, realizzati con denim riciclato e verniciati di giallo.”

Cosa ha ispirato le silhouette per questa stagione? “Volevo realizzare un nuovo vocabolario intorno a modelli sartoriali che non fossero stati visti e rivisti. Abbiamo anche puntato sul menswear quest'anno, a grande richiesta. Voglio che gli abiti siano funzionali ma diano anche un senso di protezione. Solo un esempio: una giacca in pied-de-poule ha un drappeggio che forma una tasca. Ma allo stesso tempo, non voglio che i miei abiti risultino troppo seri; quindi ho abbinato alcuni capi sartoriali a queste lunghe sciarpe tubolari dai colori vivaci. E hanno anche le tasche, quindi non c’è bisogno di portare una borsa. Infine, c’è un abito piumino con cappuccio nominato ‘la santissima sorellanza’.”

Marine Serre Collezione autunno inverno 2020 2021
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Come si è evoluto il tuo concetto di riciclo creativo? “La sfida è quella di rendere i capi riciclati sempre più interessanti. Ho acquistato dei tappeti in Belgio e li ho trasformati in un vestito che s’indossa come una t-shirt; con dei copricuscini di cotone bianco ricamati ho realizzato un abito e una djellaba da uomo; per i giubbotti in pelle abbiamo utilizzato delle stoffe vintage; ho realizzato un abito con tre maglioni cuciti insieme da un bordo all’altro con punto copertura, così da non creare scarti. Essere creativi e al passo coi tempi e non comporta necessariamente degli sprechi.”



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Per proteggersi dal sole o come vezzo femminile, il foulard annodato in testa si riconferma una scelta moda (e di hairstyling) anche per il 2020. A sancire questa tendenza per l'anno corrente (e per quello che verrà) è Maria Grazia Chiuri che da Christian Dior fa sfilare le modelle con indosso meravigliosi drappi di seta utilizzati come fasce e bandane

Jamie Stoker

Un accessorio che definisce i look di stagione, offrendo però la possibilità di sperimentare: è forse un invito a giocare con lo styling? Il come viene piegato, annodato e riposto sul capo può determinare il successo del risultato finale. 

Jamie Stoker

Dalla passerella (anzi dalle foto di backstage che trovate qui) noterete una certa ricercatezza nel dettaglio: il foulard è ben stirato e i nodi sembrano degli eleganti fiocchi che impreziosiscono il look. Non ci sono, però, barocchismi nell'hairstyling: Dior punta su un apparente effetto naturale, tra morbide onde, caschetti con punte sbarazzine e ricci domati.

Jamie StokerJamie StokerJamie StokerJamie Stoker

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Eleganza e glamour nella nuova Limited edition di Tempo box firmata Blumarine 

Dalla collaborazione tra il celebre marchio di fazzoletti e la maison di moda italiana nasce #BlumarineXTempo, la raffinata collezione di box per la casa Blumarine veste Tempo. Dopo il successo delle limited edition realizzate con Moschino e Diesel, il celebre marchio di fazzoletti lancia per il terzo anno di seguito il progetto in tandem con un prestigioso brand della moda italiana, dando vita a #BlumarineXTempo: una collezione di quattro esclusivi box dal look chic e originale, acquistabili in una rete selezionata di punti vendita della grande distribuzione a partire dal mese di febbraio 2020. 

Fantasia Floreale per chi ha un’anima dolce e romantica, sensuale e colorato. 

Carmine Conte

Pizzo per chi ama osare anche nei piccoli dettagli.

Carmine Conte

Animalier ideale per chi vuole trasgredire le regole

Carmine Conte

Rose acquarellate in tinte pastello, emblema senza tempo della maison. 

Carmine Conte

Le quattro grafiche esclusive trasformano le box in veri e propri oggetti di culto, tutti da collezionare, per rendere più glam gli spazi di casa o il proprio ambiente di lavoro. 

I box limited edition Tempo sono hanno anche un risvolto charity: BlumarineXTempo ha la finalità di sostenere economicamente UNICEF Italia all’interno del progetto Innovation Lab: una rete di spazi tra Kosovo e Libano in cui organizzare laboratori, corsi di formazione ed eventi che permettono agli studenti di scoprire il proprio potenziale, ma anche di fare rete con coetanei ed adulti che condividono le stesse passioni e progetti e di sviluppare le loro capacità digitali e imprenditoriali. 

Tutta la qualità dei fazzoletti Tempo quattro veli subito a portata di mano. I box, disponibili nella versione quadrata da 60 pezzi e rettangolare da 80 pezzi, sono versatili, funzionali e perfetti per tutte le stanze della casa. Il design esclusivo, il sistema di apertura più facile e veloce unito alla qualità dei fazzoletti – resistenti in lavatrice, morbidi e delicati sulla pelle – rendono i box #BlumarineXTempo un oggetto utile in ogni casa.

#fazzolettitempo



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Tendenza del giorno: abiti scollati. Vestiti moda e outfit street style da copiare per la Primavera Estate 2020

È tutto un gioco di scollature. I tagli non sono più solo regolari, arrotondati o squadrati: a cuore, sagomati e sinuosi, gli stilisti sperimentano con le geometrie per catturare l'attenzione proprio lì, sul décolleté. 

Diane Kruger"JT LeRoy" New York Screening
Diane Kruger
Dia DipasupilLily Aldridge
Lily Aldridge

Maestri nell'arte dello scollo sono Bottega Veneta e Khaite: per la collezione primavera estate 2020 hanno proposto top, maglie e vestiti con importanti scollature. Un sottile gioco di seduzione che mostra con giusta misura, alludendo alla sinuosità del corpo femminile. Ecco che i tagli ricordano reggiseni e bustier, capi della lingerie che Saint Laurent e Versace ridisegnano per sensuali look da sera.

La modellistica denuda il décolleté, le spalle e anche l'arco ascellare: scollature strategiche che si possono ottenere facilmente anche con top e coprispalle.

Sintomo di una femminilità che vuole essere mostrata ma non esibita. 

Bottega Veneta
Bottega Veneta
Khaite
Khaite
Khaite
Khaite
Saint Laurent
Saint Laurent
Saint Laurent
Saint Laurent
Versace
Versace
Versace
Versace


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L'ultima Settimana della Moda del mese di febbraio è cominciata, questa volta è Parigi ad aprire le sue porte alla collezione Autunno/Inverno 20-21. La capitale francese non sembra temere l'ondata di coronavirus che ha travolto l'Italia in questi ultimi giorni e, a parte qualche assente giustificato, il programma non ha subito variazioni.Continua a leggere

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7 idee per un matrimonio green

Ogni giorno diventiamo sempre più consapevoli del nostro impatto sul pianeta. Non sorprende allora che siano sempre di più le coppie che vogliono adottare un approccio responsabile anche nei confronti del loro matrimonio. Su Pinterest si è registrato un aumento del 181% tra il 2018 e il 2019 per la parola chiave ‘idee matrimonio sostenibile’, mentre la principessa Eugenie c'ha tenuto a svelare che le sue nozze a ottobre 2018 si sono svolte completamente "plastic free".

“Chiunque abbia partecipato a un matrimonio sa la quantità di rifiuti che si produce in un periodo di tempo brevissimo,” spiega a Vogue Opi Kaur, fondatrice di Open the Door Events che organizza matrimoni ecologici. “Le persone sono più consapevoli dell’emissioni di CO2 in generale, quindi l’idea di un matrimonio sostenibile attira un po’ tutti.”

Dall’abito da sposa ai fiori, Vogue si è rivolta agli esperti del settore per capire come rendere il grande giorno il più sostenibile possibile. Ecco cosa abbiamo scoperto.

1. L'abito da sposa

Le opzioni sono tante. A cominciare dalla scelta di un brand sostenibile come Stella McCartney o Gabriela Hearst. La fondatrice di Mother of Pearl, Amy Powney, ha lanciato una sua linea di abiti da sposa, proprio dopo aver avuto qualche difficoltà a trovare un abito green per il suo matrimonio. “Da allora c’è stata sicuramente un’evoluzione in fatto di nozze e sostenibilità,” aggiunge la Powney. “È fantastico ormai vedere più opzioni disponibili su larga scala.”

Il suo consiglio migliore per acquistare un abito sostenibile? “Cercate di comprare un abito con fibre naturali – idealmente organiche – e da un brand che sia trasparente in materia di filiera,” suggerisce la Powney. Ma anche comprare di seconda mano resta una possibile opzione. “Diverse spose stanno optando per abiti vintage,” aggiunge. E infine c'è la strada del renting: in Italia per esempio Dress You Can, una start up milanese che punta tutto sullo sharing ha anche una divisione dedicata alle spose con abiti da favola da affitare per il tempo che serve. 

Courtesy Mother of Pearl2. Gli abiti delle damigelle

Il marchio americano Reformation è la scelta migliore se desiderate abiti da damigella eco-sostenibili, mentre il marchio neozelandese Maggie Marylin, che produce il 95% dei suoi abiti coinvolgendo artigiani locali e offre una politica di trasparenza sulla propria catena di distribuzione, ha una serie di abiti color pastello perfettamente instagrammabili.

Anche per le damigelle c'è la soluzione affitto, giacché è molto improbabile che l'abito della cerimonia venga indossato di nuovo. Rent the Runway, Hurr Collective, Panoply e ancora Dress You Can offrono un'ampia gamma di abiti griffati in soluzione renting oppure alla metà del prezzo.

3. I gioielli

Le spose pensano in modo sempre più etico anche ai gioielli delle nozze. “La fede nuziale è qualcosa che s’indossa per tutta la vita,” sostiene Arabel Lebrusàn, fondatrice del brand etico di gioielli Lebrusan Studio. “Il consiglio migliore che posso dare è di cercare la storia nascosta dietro un gioiello. É importante conoscere a fondo la filiera, il materiale e da chi è stato prodotto.”

Optate per gioielli equo-solidali o realizzati con metalli riciclati, e assicuratevi che i diamanti siano stati ottenuti in modo etico. “I brand dovrebbero fornire credenziali e certificati,” aggiunge la Lebrusàn. “Vendiamo moltissimi diamanti canadesi, perché le pietre canadesi offrono una garanzia di provenienza [Canadamark™].”

Open the Door Events founder, Opi Kaur
Open the Door Events founder, Opi Kaur
Photography Joy Zamora4. I fiori 

Se state pensando a composizioni floreali sontuose per il giorno del vostro matrimonio, fareste bene a considerare l’impatto ambientale. “La prima domanda da porsi dovrebbe essere: ‘Da dove vengono questi fiori? È possibile utilizzare fiori a km zero e senza pesticidi?” spiega Jennifer Grove, fondatrice di Repeat Roses, fiorista socialmente ed ecologicamente consapevole, ingaggiata per la festa premaman della duchessa di Sussex a febbraio 2019.

La classica spugna - pur utilissima per le composizioni floreali, soprattutto i centrotavola - va evitata perché non è riciclabile”, spiega la Grove. “È stimolante vedere le persone cercare alternative.”

Nel frattempo, considerate di riutilizzare i fiori. “Se le creazioni vengono usate all’ingresso, possiamo riutilizzarle per il rinfresco, per esempio,” continua la Grove. “E dopo il matrimonio, noi riarrangiamo i centrotavola più grandi in piccoli bouquet e li mandiamo alle persone ricoverate negli ospedali, nelle case di riposo o nei centri di cura per i tumori – ovunque possiamo prolungare la loro durata.”

Open the Door Events
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Photography Joy Zamora5. Le decorazioni

Ridurre gli sprechi al minimo è fondamentale per quanto riguarda le decorazioni in genere. “Le decorazioni dovrebbero essere usate per valorizzare e personalizzare uno spazio,” afferma Kaur. “Tutto ciò che utilizziamo per un matrimonio deve poter essere riusato, molti dei nostri tessuti sono stati acquistati di seconda mano o provengono da piccole imprese indipendenti, mentre le nostre candele sono fatte a mano con cera d’api o di soia.”

6. Il menu 

La plastica monouso, oltre che essere bruttissima, è chiaramente proibita. Ma esistono altri modi per ridurre l’impatto ambientale, incluso servirsi di fornitori locali per il cibo. “Per la maggior parte dei matrimoni mi servo di due aziende di catering che hanno uno stretto rapporto con i loro agricoltori, pescatori e fornai,” continua Kaur. “Ai nostri matrimoni abbiamo servito menù 100% vegetariani, uniti a vini naturali biologici.”

Il modo di servire è ugualmente importante per aiutare a eliminare lo spreco alimentare: “Serviamo cene in stile familiare su piatti da portata, così le persone prendono solo quello che mangiano, lasciando quello che non vogliono a qualcun’altro, o per il post-matrimonio il giorno seguente. O ancora meglio per il banco alimentare.

Open the Door Events
Open the Door Events
Photography The Kitcheners 7. I regali 

Per un approccio consapevole nel giorno del matrimonio, la cosa più semplice è quella di adottare una politica di ‘niente regali materiali’. Se gli ospiti desiderassero fare un regalo, potreste chiedergli di compensare le emissioni di carbonio del loro viaggio o fare una donazione a un ente ambientalista che ha un impatto positivo sul pianeta.



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Milan Fashion Week ended in a cloud of fear and confusion as the coronavirus spread with unexpected speed across northern Italy. Good health is infinitely more important than what covers the body. Yet, literally from behind the masks, a new and younger spirit is emerging. 

Bottega Veneta
Bottega Veneta

Three shows were stand-outs. First, Daniel Lee for Bottega Veneta did everything right: a set that took the audience on a digital journey back to the nymphs and marble statues of ancient Italy, but without leaving a trace behind. The same past/future attitude applied to the men’s and women’s clothes, which were slender, shapely, and with the hit of Autumn 2020 – fringing, seen here as skirts and dangling from bags. Mostly small and compact, these accessories looked like instant hits.

The only two bags that Francesco Risso produced for Marni – in spite of the company’s roots in handcraft – were collages of the myriad materials used for the clothes. From the paint palette make-up and abundant use of glitter, the effect was poetic. The same could not be said for his own appearance, taking a bow in a rabbit outfit straight out of Alice in Wonderland

At Philosophy di Lorenzo Serafini, a youth quake shook up an audience loving his shapes, layers, and sweet colours. Italy’s ability to turn the wildest ideas into reality made this a stellar show.

Philosophy di Lorenzo Serafini
Philosophy di Lorenzo Serafini

The spirited designer Christelle Kocher, of the Koché brand in Paris, is the guest designer at Pucci. But her lively show, embracing pattern and youthful sportiness, is a one-off for Pucci, which seems incapable of committing to an ideal Creative Director.

Emilio Pucci
Emilio Pucci

You don’t have to be 30-something to make a young collection. Angela Missoni was about that age when she helped her parents Rosita and Ottavio bring fresh blood into the company, and it continues to draw on its talented family. 

Missoni
Missoni

The Missoni show had all the right bohemian rhapsodies of colour and stitching, while the skill of blending art, fashion, and architecture seems to come naturally to Angela. 

 

Veronica Etro has also reached a stage when recycling the family history of pattern and colour seems to work each season. This time around, however, Veronica added shimmering gilded fabrics and silvered materials to add sophistication to the look.

Etro
Etro

Turning an accessories company into a full-grown fashion business is a particular fashion skill – as seen at Prada

 

Miuccia Prada’s announcement that she was to share her talents with Raf Simons stunned the fashion world. But judging by the impeccable tailoring and the fringed skirts, Miuccia has ideas of her own. 

The fringe in all its forms was a real take-away from Milan, from Ferragamo to Bottega. Gabriele Colangelo presented his fringing sewn flat on a coat or blouse – or even as striking turquoise strings under a pale beige dress. Strands are a story for the Autumn/Winter 2020 season. 

Gabriele Colangelo
Gabriele Colangelo

There is a marked difference between those designers who are hoping to launch fashion clothing when the company is built on accessories, and those who already produce fashion collections. At Tod’s Walter Chiapponi had a strong start, making the fashion seem to grow from the feet upwards.

Tod's
Tod's

Like so many rebranded Milanese design houses that started with accessories, it’s from these details that people will remember this visually lovely season.



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